Umberto Lilloni (Milano, 1898-1980) canta la natura della sua terra e i luoghi paterni nel Mantovano: le pianure verdi coi filari di pioppi, le stradine tortuose di campagna, i torrenti freschi tra i boschi. E ancora marine, delicati vasi di fiori ed evanescenti ritratti. E’ l’inventore del cosiddetto verde lombardo, una tonalità caratteristica a metà strada tra il verde e l’azzurro, il verde acqua con cui esalta i suoi paesaggi lirici. Quella tinta è un guizzo appartenente più al sogno che alla realtà, in un mondo di calma e pacatezza. L’artista è un esponente del Chiarismo: tavolozze luminose, in cui è assente il nero o quasi, una figurazione neoprimitivista e antiaccademica, contraddistinta dalla leggerezza del segno. Spesso la prospettiva è abolita e i suoi scenari naturali sono resi con un’esecuzione rapida e immediata. Dal 1927 al 1941 insegna all’Accademia di Brera e dal 1941 al 1962 all’Accademia di Belle Arti di Parma. Riceve premi e onorificenze. Negli anni Settanta si trasferisce in Svizzera, dove trascorre gran parte degli ultimi anni di vita.

 

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